Arresti a Bologna per fallimenti in autotrasporto

La Guardia di Finanza ha arrestato il 26 ottobre cinque persone accusate di avere pilotato il fallimento di una società di trasporto stradale che aveva sede a Castel San Pietro Terme.

L'indagine avviata dal pubblico ministero di Bologna Marco Forte e battezzata Pagherò è iniziata nel 2016 nei confronti di un Gruppo i cui titolari sono accusati di reati tributari e fallimentari. La Guardia di Finanza ha esaminato i bilanci di alcune società, ricostruendone anche i passaggi societari partendo dal fallimento di un'impresa di autotrasporto con sede a Castel San Pietro Terme che aveva accumulato un debito verso l'erario di sei milioni di euro e dichiarata fallita a gennaio 2015 dal Tribunale di Bologna. Per quel fallimento erano già state indagate dieci persone.
Secondo gli inquirenti, poco prima del fallimento i vertici del Gruppo avrebberoillecitamente prelevato i beni della società, trasferendo l'attivo verso una nuova impresa a loro riconducibile, le cui quote azionarie e cariche amministrative erano però intestate a prestanome nullatenenti. Alla società fallita sono quindi rimasti solo i debiti. L'operazione avrebbe anche nascosto i profitti di evasioni fiscali ed erariali, attuato attraverso un meccanismo definito dagli inquirenti di "bancarotte a catena".
L'Operazione Pagherò ha portato agli arresti domiciliari di cinque persone, tra cui quattro fratelli e al sequestro preventivo della società di una società di autotrasporto, che secondo l'agenzia Ansa sarebbe la Trasporti e Logistica Rangoni, valutata 5,2 milioni di euro e di altri beni, fino all'ammontare complessivo di 8,2 milioni. Ma l'indagine non è finita, perché ha individuato una persona considerata dagli inquirenti "regista e ideatore" di questo sistema che avrebbe coinvolto altre cento imprese che avrebbero un debito verso l'Erario di 85 milioni di euro. Quindi, gli inquirenti stanno approfondendo queste situazioni.

(fonte trasportoeuropa.it)

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